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domenica, 30 aprile 2006

Ci vuole molto tempo per riprendersi il tempo.
Il ritmo delle cose che fanno bene e che mettono il mondo delle tensioni lontano, fuori dalla porta.
Un tempo per rientrare in sè, passando la mattina con le mani nel terriccio a trapiantare gerani, garofanini, e basilico.
Poi l'amica che ti convince di nuovo con cautela a passeggiare nel bosco, anche se il piede fa sempre un po' male. Allora, con una lentezza esasperante riprendi a salire gradini, chiedendoti dove è finita quella parte di te che nei boschi ci andava tutti i giorni.
Raccontare all'amica della celidonia, della piantaggine, del nocciolo e dell'erba di san giovanni. Riconoscere le piante. Ricordarsi di quando andavo nei prati e riconoscevo almeno quattro tipi di erbe con cui fare frittatine e risotti. Contemplare gli alberi, carezzandoli discretamente. 
Prendere cinque giovani piantine di castagno (speriamo sopravvivano) e una felce maestosa. Trapiantate in vaso, nel mio giardino veranda, mi ricordano il bosco. Ed insieme tre piante di zucche e zucchine decorative, che un contadino sorridente mi ha convinto a  coltivare (si ricordi il concime...)
Ora dovrebbe piovere un po' così tutto si assesta.


Postato da: Deli a 16:53 | link | commenti (4) |

venerdì, 28 aprile 2006

Per le città ho passioni definitive: o le amo o non le sopporto. Allora non mi piace Losanna. Ecco.
Che vai in giro e non ci sono indicazioni per raggiungere i posti più scontati (come la stazione per esempio, o l'università).
Infatti una volta a Losanna mi sono persa per un'ora e mezza, per trovare il luogo di un corso. che si trovava ad un numero civico che raggiungevi solo se intuivi che dentro ad un assembrameno di edifici industriali i numeri civici non sono sequenziali. Ma uno qua e uno là, come viene viene.
E poi chiamano metropolitana una cosa che è meno bella di un tramvai. Che in più oggi era pure in disuso e mi è toccato aspettare un bus per mezz'ora.
Così ho visto in giro due uomini coi calzoni corti e i peluzzi infreddoliti : uno aveva le borchie attaccate ad una specie di cintura di cuoio sul collo, l'altro aveva un turbante bianco (ex maglioncino di lana) e un brillantino sulla fronte. OOh! E poi?
E poi è tutta in salita, talmente che in inverno nella città superiore può nevicare, mentre in basso il tempo è asciutto.
Ed è pieno di di svisseri, pallidini e magri.  Con la faccia calvinista, che secondo me i calvinisti sono tutti scappati da Ginevra (che lì non trovi un ginevrino autoctono neanche a pagarlo) per non confondersi col mondo.
A Losanna l'università è fuori dalla città. E tutti a dire che bel parco, che bel parco.
Ma no, accidenti. L'università DEVE essere in città, in mezzo alla gente, così può capitare che esci a mangiare qualcosa senza che ci sia (giuro) l'ordine di ritirare i vassoi con le ingiunzioni di come rassettarli. Risparmiano sul personale così. E istruiscono alla disciplina.

Insomma, Losanna non mi piace.


Postato da: Deli a 21:28 | link | commenti (6) |