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martedì, 30 maggio 2006

Quando il vento ha spazzato lago e montagne circostanti. Quando tutti sono nervosi salvo io (che a me il vento piace). Quando rientri a casa e gli oggetti ti guardano sorridenti. Quando tutto è quasi perfetto anche se non è successo niente. Mi rammenta il giorno prima di partorire Tommaso, mi sentivo esattamente così. Curioso.  


Postato da: Deli a 21:52 | link | commenti (17) |

lunedì, 29 maggio 2006

Per addetti ai lavori (è un po' noioso, ma magari a pochissime persone interessa)
In generale come segnala Meirieu : "…l'ensemble des discours pédagogiques est à comprendre comme un genre littéraire particulier qui débusque, le plus souvent à son insu, les contradictions fondatrices auxquelles se trouve affronté l'homme dès lors qu'il cherche à éduquer ceux et celles qui viennent au monde" (Philippe Meirieu, uno dei maggiori pedagogisti contemporanei, ripreso dall'articolo: Éléments d'épistémologie de la pédagogie, dal sito : 
http://www.meirieu.com/ARTICLES/epistemologie.htm , vedi anche il sito www.meirieu.com ). D'altra parte muoversi all'interno dell'area pedagogica significa fare riferimento non solo a quella che Daniel Hameline (vedi ad esempio il testo (2000). Courants et contre-courants dans la pédagogie contemporaine. Paris : ESF)  chiama "Histoire des idées pedagogiques", evidentemente connotata dai contesti socioculturali che ne hanno favorito l'emergenza (vedi anche Balduzzi Gianni, Storia della pedagogia e dei modelli educativi, 2005, pp.198). Occuparsi di formazione oggi è occuparsi di un'area interdisciplinare che tiene conto sia delle idee e prassi relative alla educazione, formazione e didattica, sia degli approfondimenti provenienti da aree come la psicologia (e in questo senso non si può evitare di tener conto della epistemologia genetica di Piaget ma anche dei lavori di Vygotsky), la psicoanalisi (per es. Cifali, M. (1994). Le lien éducatif : contre-jour psychanalytique. Paris : PUF)  la linguistica e la semiotica (J. Lotman, A.A. Uspenskij, Tipologia della cultura, Bompiani 1987) la storia, la sociologia e la psicologia sociale e/o la psicosociologia (vedere i lavori di Enriquez et Ardoino), la psicologia del lavoro e delle organizzazioni, l'antropologia e la psicologia culturale (sia nell'approccio Munari-Fabbri di cui vi è ampia bibliografia, sia nell'approccio di Jerome Bruner, di cui segnalo per esempio "La cultura dell'educazione"), senza dimenticare evidentemente la filosofia o le attuali scienze della comunicazione.
Questo approccio fonda la trasformazione, verso la fine degli anni ottanta, delle facoltà di pedagogia delle diverse università in facoltà /corsi di scienze della formazione o scienze dell'educazione. Trasformazione che  a mio parere non a caso coincide con il grande convegno milanese (primi anni 80) su "la sfida della complessità" (vedi il testo di Bocchi, Gianluca, Cerutti, Mauro (a cura di), La sfida della complessità, Feltrinelli, Milano, 1985; con articoli di : Henri Altan, Gianluca Bocchi, Mauro Ceruti, Donata Fabbri Montesano, Heinz von Foerster, Luciano Gallino, Ernst von Glasersfeld, Brian Goodwin, Stephen J. Gould, Herman Haken, Douglas Hofstadler, Ervin Laszlo, Jean-Luis Le Moigne, James Lovelock, Edgar Morin, Alberto Munari, Gianfranco Pasquino, Karl Pribram, Ilya Prigogine, Isabelle Stengers, Francisco Varela, Milan Zeleny).
In questo senso la nozione di formazione riveste un significato più ampio di quello presentato in certi contesti (vedi Maulini et Montandon: les forme de l'education, varieté et variations
), anche se mi par di capire che spesso si faccia riferimento alla formazione professionale in primis, rilevando la scissione tra approccio formativo e approccio istruzionista.
In questo ambito, per quanto riguarda l'approccio francofono, cito alcuni dei principali testi di riferimento: 
Barbier, J.-M. (dir.) (1996).
Savoirs théoriques et savoirs d'action. Paris : PUF;
Barbier, J.-M. et al. (1996).
Situations de travail et formation. Paris : L'Harmattan; Barbier, J.-M. et Galatanu, O. (dir.) (2000). Signification, sens, formation. Paris : PUF.
Inoltre vi sono testi come: Blin, J.-F. (1997).
Représentations, pratiques et identités professionnelles. Paris : L'Harmattan.;  
Toupin Louis, De la formation au métier, ESF, 1995.  
Bentolila, A. (dir.) (1995).
Savoirs et savoir-faire. Paris : Nathan,
Argyris, Ch. et Schön, D. (2002).
Apprentissage organisationnel. Théorie, méthode, pratique. Bruxelles : De Boeck.
Clot, Y., Prot, B. et Werthe, Ch. (dir.) (2001).
Clinique de l'activité et pouvoir d'agir. Education permanente, n° 146,
Sainsaulieu, R. (1985).
L'identité au travail. Paris : Presses de la Fondation Nationale des Sciences Politiques.
Jobert, G. (dir.) (1993).
Comprendre le travail (I). Education permanente, n° 116, Jobert, G. (dir.) (1993). Comprendre le travail (II). Education permanente,  n° 117.
Per l'ambito italofono, sul tema generale formazione e formazione lavoro e apprendimento organizzativo   si può fare riferimento ai testi di Giampiero
Quaglino, (per esempio Fare formazione" -Bologna, Il Mulino, 1985, Appunti sul comportamento organizzativo" Torino, Tirrenia, 1990, "Psicodinamica della vita organizzativa" Cortina, Milano, 1996, "Scritti di formazione" Angeli, Milano, 1999 e ai testi di Riccardo Massa (per esempio: Cambiare la scuola. Educare o istruire?, edizioni Laterza, anno 2000). Colombo Maddalena, Giovannini Graziella, Landri Paolo (a cura di) Sociologia delle politiche e dei processi formativi; nonché Apprendere nelle organizzazioni. Proposte per la crescita cognitiva in età adulta. (Donata Fabbri, D. Demetrio e S. Gherardi,  1994, Roma: La Nuova Italia Scientifica). E poi: Cultura della formazione e politiche dell'apprendimento, Pavan Annalisa, Armando edizioni, 2005;  Vi sono inoltre i seguenti numeri della rivista Adultità (http://www.guerini.it/adultita.asp) n. 10. autoformazione; n. 16, Formazione lavoro; n. 19, Tecniche narrative; n. 20, Metodi per la formazione.
Per quanto riguarda la nozione di progetto, ecco alcuni testi che a mio parere sono fondamentali: Courtois, B. et Josso, M.-Ch. (dir.) (1997). Le projet: nébuleuse ou galaxie? Neuchâtel et Paris : Delachaux et Niestlé;
Croizier, M. (1993).
Motivation, projet personnel, apprentissages. Paris : ESF.;
Boutinet, J.-P. (1993).
Anthropologie du projet. Paris : PUF, 2e édition;
Vassileff, J. (1997).
La pédagogie du projet en formation. Lyon : Chronique Sociale;
Nonché per la cultura italofona il numero 7 di Adultità appunto intitolato: Progetti di vita, e i testi di approfondimento di questa nozione, a partire dai lavori di Domenico Lipari (Logiche di azione formativa nelle organizzazioni, Guerini, 2002 e Progettazione e valutazione nei processi formativi, edizioni Lavoro Roma, 1987), dall’articolo di Remo Bodei (Fenomenologia e logica del progetto, che presenta appunto la riflessione sul rapporto tra programma e progetto, nella rivista Laboratorio Politico, N° 2 Critica del progetto, 1981) nonché dai testi di Walter Fornasa, (Epistemologia del progetto e teoria della complessità -Urbanistica, 86, 1986), e il capitolo di Piergiorgio Reggio : Dal problema all’azione, la progettazione (nel testo L’esperienza che educa, Unicopli, 2004).
Per le dimensioni identitarie e per il rapporto sapere formazione e costruzione identitaria: oltre al testo  Carte di identità. Per una psicologia culturale dell'individuo. (Donata Fabbri e Laura  Formenti, Milano: FrancoAngeli 1991) segnalo: Charlot, B. (1997). Du rapport au savoir. Éléments pour une théorie. Paris : Anthropos; JOSSO Christine.- Cheminer vers soi.- Lausanne : L'age d'homme, 1991; Christian Alin,  Etre formateur, quand dire c’est écouter, L’Harmattan, 1996. Marco Dallari, I saperi e l'identità, (Milano Guerini, 2000),  
Mortari Luigina,  Aver cura della vita della mente, La nuova Italia, 2002 e Apprendere dall'esperienza. Il pensare riflessivo nella formazione (Carocci 2003); Ugo Savardi e Ivana Bianchi, L’identità empirica (Franco Angeli, 2005), Marino Rivolsi, Identità e progetto, La nuova Italia, 1987.  Nonché tutti gli approfondimenti relativi alla formazione autobiografica (un solo esempio: Formenti Laura e Gamelli Ivano, Quella volta che ho imparato. La conoscenza di sé nei luoghi dell'educazione, 1998, Cortina) e al sé narrativo (Andrea Smorti, Il sé come testo. Costruzione delle storie e sviluppo della persona, Giunti, 1997) senza prescindere dai lavori di Gregory Bateson (
Verso un'ecologia della mente", 1977, Adelphi).  


Postato da: Deli a 10:57 | link | commenti (17) |