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Insomma, cerchiamo di usare questo blog per qualcosa di utile. Per esempio una lista delle cose da mettere in valigia, sapendo che si va in un posto con una temperatura media di 21 gradi centigradi, con lo sguardo al Pacifico e il contorno di montagne. E che la mattina si farà la student e il resto del tempo... holidays.
Allora mi porto:
Una risata di Col per tutti i momenti comici e le imbranataggini in cui mi produrrò .
Uno sguardo sugli eventi che incontro, per valorizzarli, con gli occhi celesti di Fio.
Un abbraccio coccoloso per ogni mio progresso da student, come solo Ellie sa fare.
Il profumo di basilico e di libri, delle stanze di Caracaterina.
Un sorriso grande e una presenza certa, quella di Mir.
Le vignette sorridenti di Cicabu.
La gentilezza di Cato.
Il gatto Kunda, se me lo permette la sua deliziosa padrona.
Una poesia di Kairos, per non dimenticare l'impertinenza.
L'incanto e il disincanto, di cui sanno raccontare, ognuno a loro modo, Paolo e Mics.
La tenerezza di Hladik.
La risata, che non ho mai sentito, ma la posso immaginare come se fosse qui, di Blanco.
I suggerimenti colorati e a volte serissimi di Livio.
La poiesis di Aitan.
L'entusiasmo di due che sanno litigare e rappacificarsi meravigliosamente, come Barò e Nuvolé.
Il modo di raccontare i mondi lontani, come sa fare Salt.
La capacità di ascolto e di divertirsi di Bip.
La capacità di andare oltre le informazioni che ci vengono propinate, di Lia.
L'attenzione al quotidiano, di AngeloCesare.
La costanza di Sgru.
Il gusto dell'assurdo di Senza.
La voglia di esplorare di TendaRossa.
La capacità di essere presente, di Max.
Lo sguardo oltre le cose di Tristan.
E l'attenzione per me che mi insegnano tutti coloro che sopportano i miei giorni di sloia, di trascinamento e di scrittura senza capo né coda, senza inquietarsi.
Un abbraccio :-)
È di questi mesi il tentantivo di identificare chi ha la regia degli eventi interiori.
Cosa provoca il ritrarsi e l'aprirsi, cosa governa il sentire.
Sono qui, accovacciati accanto alla poltrona i molteplici personaggi che via via entrano in scena.
Colei che scrive è spettatrice suo malgrado coinvolta. Che sappiamo come governano le nostre vite i racconti di coloro che ci abitano. E dunque passiamo dalla commedia al dramma, al romanzo d'amore, alla fiaba, o alla poesia. Di volta in volta, oppure pervicacemente attaccati allo stesso genere per anni ed anni.
Il tentativo è di essere nel gioco stando fuori dal gioco, in una specie di antropologia partecipante. Provando a capire quali personaggi governano sottilmente, e conducono in direzioni non necessariamente desiderate.
Poi ieri sera ascoltavo lateralmente la conversazione tra una donna innamorata e delusa e un sedicente amico che cercava di ragionarne con lei, entrando nei dettagli del "ma io, ma lui, e poi io, ma secondo me, e poi ancora, e dunque, ma io credo che...".
E così è emersa nella scena ...sina la saggia.
L'amore è mistero e non è guardandolo con una lampada che si può comprenderlo.
Si può accoglierlo, se ce la si fa.
Prima ancora che nell'altro, dentro di sè.
Che se l'amore non è corrisposto allora subito vogliamo liberarcene come malattia irritante. Oppure cerchiamo di contagiarne l'altro, spiandone i sintomi.
Che due si amino, per un secondo o una vita, oltrepassa le nostre possibilità di comprensione.
Il resto sono lavori all'uncinetto per ingannare il tempo, l'attesa e il timore.
Per addomesticarci all'amore.