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martedì, 02 gennaio 2007

Penso di aver già raccontato di Bienne (Biel in tedesco) ma vale la pena di riraccontare di una piccola cittadina svizzera in cui vi è una preponderanza di persone bilingui, ovvero che parlano sia il tedesco che il francese.
Per strani percorsi della mia vita, ho amici da quelle parti e dunque non è la prima volta che ci sto un paio di giorni. Perdendomi regolarmente, tant'è che le amiche e gli amici che mi conoscono si assicurano sempre che abbia tutti i cellulari necessari sottomano. E indirizzi e informazioni.
Stavolta ero alloggiata da una signora gentilissima, in una casa che respirava d'arte moderna e bricolage. Eppoi sono andata ad una festa in cui c'erano, ovviamente svizzeri tedeschi. Ma anche persone da Bilbao, dall'Emilia, da Parigi, e persino dalla Svezia. Insomma, qualcosa per festeggiare un caro amico, il suo anniversario.
Una bella festa, con musiche e piccole pieces di teatro. Cucina come sempre un po' "crucca" (il consommé di champignons, peraltro buonissimo, ha lasciato sospettosa la ragazzina romagnola). E persone sorridenti e affettuose.Ed è valsa davvero la pena di asoltare Jael.
Ho potuto stare  felicemente silenziosa a contemplare.  E prima, e dopo, il treno che culla i pensieri, come un'incubatrice.

Qualche lettura:  Le magazine litteraire di cui consiglio moltissimo il numero di dicembre, che riporta le interviste a cinquantuno scrittori effettuate nei suoi quarant'anni di pubblicazione,  da Borges, a Calvino, a Marquez, ai molti autori di lingua spagnola, o mediorientale, oltre agli americani, ai nordici, sino a Jean Echenoz.  Insomma, vale la pena. E segnalo anche (era un po' che non lo citavo) l'ultimo numero di Golem...

Ancora... una piccola poesia, che alcune e alcuni di voi conoscono già:

Come potremmo stare senza l’inverno
con gli alberi nitidi che disegnano il cielo
a ricordarci l’essenziale?

Intanto ci affastelliamo sull’uscio del futuro

con molteplici sè, che si calpestano i piedi

per arrivare primi,

o ultimi.

 

Affondati nel quotidiano procediamo,

puntando un dito verso una stella

senza guardarla troppo, che magari

potrebbe sparire

 

Mentre diventiamo figli e figlie di nuovo

e ancora genitori ansiosi

di quel che non sappiamo

ma temiamo di riconoscere

 

Osservando  bacche rosse nella neve

che ci ricordano come sempre,

sempre emerge calore

da ogni dove, qualunque esso sia.

Baci :-)


Postato da: Deli a 23:03 | link | commenti (7) |
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